Crocifissi e chador
Data: 11.11.2004
Argomento: Diritto di replica


Il crocifisso è diventato un precario nella scuola pubblica e il chador non lo possono più portare perchè spaventano i bambini. Ma non doveva essere l'Italia dei valori e della libertà?

...In televisione il giornalista stava leggendo la notizia sul Crocifisso... e sul chador...

Ma allora... non potrò più stare appeso alle pareti delle scuole; non potrò assistere alle interrogazioni, presenziare agli esami di Stato.

Mi mancheranno i bambini, i giovani, i ragazzi, mi mancheranno anche tutti i docenti con tutti i loro problemi esistenziali e economici. Non ascolterò più le confidenze e gli sfoghi da parte degli alunni e dei docenti.

E poi il bidello, con lo spolverino che mi solleticava i piedi e mi parlava in napoletano (per la par condicio diciamo in milanese, in genovese, in calabrese, in siciliano, in piemontese, ecc. altrimenti i leghisti si arrabbiano!) a bassa voce.

Mi parlava di sua nonna, di sua mamma, di sua figlia, di sua suocera.

L'odore delle scarpe da tennis dopo due ore di ginnastica.

Adesso mi vengono dubbi, mi sento ansioso, ho paura, sono triste. Mi sento abbandonato.

Dove finirò? In un cassetto? In un armadio? Un giorno potrò essere riappeso? Forse, ma ho paura di finire dimenticato in uno scaffale nel ripostiglio con i compiti in classe.

Ma cosa ho fatto di male? Do fastidio agli ebrei e ai musulmani? Va beh! Potrei mettere la scritta Inri nelle diverse lingue, forse così capiranno che allora feci una scelta giusta...

Per mantenere il posto fisso a scuola c'è una sola soluzione possibile anche se non è di mio gradimento: essere appeso in una scuola privata o religiosa.

In quei luoghi non avrei problemi. Verrei trattato con rispetto e devozione, gli alunni e i docenti sarebbero tutti in linea con le nuove tendenze politiche e sociali, mi sentirei a casa mia. Potrei stare su muri puliti, stuccati, sempre ben pitturati, non avrei nemmeno il problema delle zanzare che sulle ferite danno fastidio.

Ma io sono il crocifisso di tutti, non posso rimanere appeso soltanto nelle scuole belle e profumate, voglio tornare nelle periferie delle città di Palermo, di Napoli, di Milano, Roma, in quelle pareti umidicce, piene di crepe e autografi.

Desidero ascoltare la voce della gente umile, normale, di coloro che si alzano alle 6 di mattina e tornano a casa tardi, stanchi ma contenti...


… la notizia è stata pubblicata sul giornale La Repubblica La maestra che porta il velo deve andare via "perchè mette paura ai bambini!"
Le responsabili dell'asilo nido: "Non è razzismo, ma una questione di stile"

Ad una donna di origine marocchina, Fatima Mouayche, 40 anni, moglie e madre di due bambini, è stata negata la possibilità di frequentare uno stage presso un asilo nido di un paese del canavese perché aveva il capo coperto dal chador, il velo islamico.

E' accaduto a Samone vicino Ivrea, dove la dirigente Cristina Ferrari dell'asilo nido "Miele&CriCri" ha vietato la partecipazione di questa maestra allo stage, la motivazione della responsabile è stata: "il fourlard con il quale Fatima copre il capo e le fascia il collo potrebbe spaventare i bambini e farli sentire a disagio: non è razzismo, ma una questione di stile".

Pare che ad unirsi al coro razziale ci fossero anche alcune mamme dei bambini.

Tutto avrebbe potuto immaginare la signora Fatima, quattro mesi fa quando aveva iniziato il corso per educatrice di prima infanzia, insieme ad altre 19 donne italiane, ma certo non che la sua storia finisse in questo modo.

Da una recente indagine (13 ottobre 2004)
Velo islamico o crocifisso in classe?
Il 57% dei ragazzi è contrario!

È il titolo del sondaggio e dell’inchiesta proposti sul nuovo numero di novembre di TRIBU Roma - “Velo islamico o crocifisso in classe? I simboli religiosi devono rimanere fuori dalla scuola?”

Al sondaggio, pubblicato sul nuovo numero del free press TRIBU, al quale hanno partecipato 1023 ragazzi, il 57% dichiara di sì e il restante 43% crede di no.

Un’inchiesta punta a capire cosa pensano i giovani studenti che ogni giorno sono a contatto con coetanei di culture diverse.

Secondo i dati forniti dal MIUR, In Italia 45.000 stranieri frequentano le scuole superiori, 20.000 provengono dall’Europa e sono così suddivisi: 7.7 mila dall’Albania, 9 mila dall’Africa (5 mila dal Marocco). 8.000 arrivano dall’America (2.3 mila dal Perù) e 6 mila dall’Asia (2.2 mila dalla Cina).

Luigi Ambrosi, docente di Milano esperto in Multiculturalità, afferma: “La cultura d’origine degli studenti stranieri diventa una risorsa per tutti. I giovani italiani hanno già una conoscenza delle altre: la musica che arriva dal resto del mondo, il cibo, i tatuaggi tribali della tradizione aborigena, l’abbigliamento etnico e le danze la cui aspirazione arriva da tutto il mondo”.

E prosegue: “E se gli alunni stranieri abbandonassero la scuola pubblica per loro scuole “etniche”? Avremmo una società, una città, un quartiere dove vivrebbero, come in un plurighetto, il gruppo degli italiani, dei cinesi, degli arabi, degli amerindi e via andare.

Giovani di culture diverse che non hanno potuto familiarizzare nelle scuole, che si guardano con diffidenza, a volte con ostilità, non abituati a relazionarsi tra loro. Quanto sarebbe brutto (e pericoloso) vivere così e quante occasioni di conoscenza e di relazione si sarebbero perse”. I ragazzi sono divisi su questo argomento.

Taby, 19 anni di Bologna, ad esempio dichiara: “Il fatto non è velo o non velo!! Il problema è che loro vengono qua cercando di imporre la loro religione ma se tu vai nel loro paese non puoi imporre la tua! Sono d’accordo con la nuova legge in Francia”.

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Paolo Latella
Lodi





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