Adotta un giornalista
Data: 26.09.2003
Argomento: Sempre meglio che lavorare?


La campagna di Reporters sans frontières, in occasione della Giornata delle adozioni dei giornalisti prigionieri.

Il 20 novembre prossimo molti dei colleghi che lavorano nelle varie redazioni potranno condividere, nella solidarietà, la passione per un mestiere così fondamentale per la democrazia.

Reporter senza frontiere, l'organizzazione nata in Francia a difesa dei giornalisti incarcerati nel mondo, lancia un appello che dovrebbe diventare patrimonio di ogni redazione: adottare un giornalista detenuto per testimoniare solidarietà a chi è stato perseguitato da regimi poco inclini a divulgare informazioni su atti e misfatti delle loro reggenze antidemocratiche.

Negli ultimi mesi, grazie a questa iniziativa diversi giornalisti adottati sono stati liberati, come la nepalese Mina Sharma, il russo Grigory Pasko, adottato dall'Associazione Stampa estera di Milano; il pakistano Ayub Khoso, il birmano Myo Mint Nyein. Radio popolare network ha adottato il dissidente tunisino Zouhair Yahyaoui, condannato a due anni di carcere per "diffusione di notizie false", così come la testata Punto.com ha preso a cuore le sorti del giornalista iraniano Emaldoldin Barghi.

Resta attuale il caso dei giornalisti finiti nelle "oscure" galere cubane, arrestati insieme ad altri 75 dissidenti nei mesi scorsi e condannati a pesanti pene in seguito a processi estremamente rapidi. E si potrebbe continuare l'elenco con altri Paesi e altre galere, eccetto quando l'esecuzione capitale, il più delle volte sommaria o "accidentale", destina all'oblìo la sorte di coraggiosi cronisti.

L'adozione di un giornalista prigioniero costituisce quindi una vera e propria assicurazione sulla vita che contribuisce a proteggere direttamente i colleghi detenuti. Per questo Reporter senza frontiere chiede un impegno morale a quanti vogliono dar voce a questi colleghi costretti al silenzio, parlando di loro nei mesi di novembre e maggio in occasione della Giornata delle adozioni dei giornalisti prigionieri e della Giornata internazionale della libertà di stampa.

L'informazione ha spesso il potere di veicolare le coscienze, di restituire ossigeno a libertà individuali e collettive, ed è per questo che nei Paesi dove democrazia e critica non hanno diritto di cittadinanza non sono solamente i dissidenti a subire il martirio della persecuzione e del carcere, ma anche coloro che diffondono a mezzo stampa verità e informazione.

A quanti vogliono cominciare ad avviare questa operazione di democrazia nelle rispettive redazioni, dando concretezza e dinamismo alla campagna di Repoter senza frontiere, possono contattare lo 02.87393319, inviare una mail a: rsf@rsfitalia.org e trovare materiale e ulteriori notizie sul sito internazionale www.rsf.org.

Destare la propria e l'altrui coscienza è un innegabile esercizio di democrazia, senza dover aspettare di essere privati della libertà di stampa per difenderla.

Mary Popper





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